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Musica e dischi n. 717(01-04-2008)Autore: Cristiana Vianello Il mondo che vorrei giudizio: **** È che, in realtà, nessuno racconta Vasco meglio di Vasco: lo prova questo ultimo album dove bastano le sue parole, ora nude ed essenziali, amare e poi ironiche, e invece la sua musica sempre più ricca ed espressiva, a presentare i fatti di vita, di amore e donne che da sempre lo attraversano. Questo ultimo album, costato due anni di lavorazione e realizzato tra lo studio di registrazione Opendigitals di Bologna e gli Henson Studio di Los Angeles, ci regala un Vasco a tutto tondo: quello finalmente consapevole de Il mondo che vorrei, secondo singolo del Cd con anche un assolo dell’inseparabile Mike Landau, che in una sorta di “vita spericolata” della maturità rivela l’inesauribile istinto a tendere verso “proprio quello che non si può” che rimane come desiderio piuttosto che come ribellione, ansia imprescindibile di sopravvivenza. Ma che cos’è poi un poeta, se non quello attraverso le cui parole si riescono a tradurre sensazioni e immagini di tutti, capaci di dare una forma alle emozioni in libertà? E Vasco è questo: c’è un senso di impotenza nell’ascoltare E adesso tocca a me (“E adesso che sono arrivato fin qui grazie ai miei sogni che cosa me ne faccio della realtà?”). O di amara constatazione dell’impossibilità di trovare la chiave se non perché prima o poi “non viene un angelo e se non nasce un rock’n roll” (Dimmelo te). Anche se nei testi il registro muta continuamente, la musica è però sopra tutto, in un crescendo inesorabile e progressivo (dietro ci sono grandi musicisti, come in Gioca un sorprendente Slash prestato dai Guns’n Roses). Basta poco, il primo singolo lanciato da solo nei mesi scorsi, ce lo ribadisce: anche se “scrivere una canzone è come ballare per ore prima di cadere a terra sfinito dallo sforzo”. |
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