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ARCHIVIO “L’OPINIONE“
Quando il disco s’incontra col fisco
Fratelli coltelli in associazione
Cellulare, parte del corpo umano
Sesso, droga e r&r: l’ultima frontiera
Se il rock emigra nello spazio
Come trasferire il digitale in Svizzera
Digitale da rottamare
Il popolo sovrano bussa alla porta
Stesse domande, nuovo indirizzo
Se la torta si fa piccola
Indipendenti, aspettando il sorpasso
Menestrelli di corte. E di cortile
Un errore cui rimediare: grazie, Maestro
Classifiche rivoluzionate. E superate
Aridatece Pippo Baudo
Niente dati, navigazione a vista
La minaccia dell’anti-musica
Il mercato salvato dai ragazzini
Da un assioma all’altro, con ottimismo
Guerra contro le chitarre
Musica, l’ultima estate
In attesa degli artisti virtuali
Tributi in tribunale: condannati
Saldi per tutte le stagioni
Afa estiva, cercansi condizionatori
Una riforma per la musica laica
Festival rock a rischio botteghino
Classifiche da rottamare
Tutti in Puglia! Tutti in Puglia!
Consulenza rock: il prezzo è giusto?
Se il bestseller non è a norma
L’ex Paese della musica
La strage degli esuberi innocenti
Cambiamento annunciato (e auspicato)
Buon prodotto e buon senso
Un sogno: diventare qualcuno
Carta stampata, rischio estinzione
Quiz in tema di copyright
Si vergogni, sig. Bon Jovi
150, eppur l’Italia canta
Siae: i motivi di una scelta
Il momento di scendere in campo
Finalmente il disco usa-e-mangia
Arriva il Cd a orologeria
Dove finirà la muzak?
Un’etichetta in meno, poco male
Verso la major unica
Agcom, la democrazia è online
Diritti d’autore, piccoli e grandi
Assessorati a palate
Ma Sanremo è sempre Sanremo
Ritorno a Neanderthal
E io non pago (tanto per cominciare)
Turismo musicale sotto tiro
Voci e parole, il “best of”
Fra eccessi e successi, una speranza
Riciclaggio a gonfie vele
Chi più merita la pensione?
Consigli per la stampa
Le nuove Signore della musica
Tutto pagato dalla pubblicità
Il fascino sovversivo del dialetto
Mille date in agenda
Un nuovo look per la discografia
Sempre in tema di ricerche di mercato
Navigatori e/o scaricatori
Gli scoop maldestri del revisionismo
Canzoni e politica, tutto in rete
Quousque ad libitum
Mille concerti per l’estate
Connesso free Attila
Calcolo del volume, regole assenti
Aspettando il tormentone dell’estate
Un anno in prima pagina
Alla scuola del talento
Ministro da alta classifica
Un brindisi al funerale
Fiocco azzurro per il Nuovo Imaie
Fuggi fuggi dalle majors
Cronaca della giornata del negoziante di dischi
Sfide a bracciodigomma
Dalla gratuità alla carità
Le prodezze di SuperMaria
Dio salvi la regina
Beata innocenza
Il marketing salvato dai ragazzini
Navigando (nella rete) a vista
Legge del più forte, tutta da rifare
Regionali alle porte della musica
Sanremo: e il vuoto intorno
Perché Sanremo è Sanremo
Mai dire Imaie
La memoria ritrovata
Tante reti contro la Rete
Se tre colpi non bastano

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Quando il disco s’incontra col fisco
Conciliare la cultura del copyright con la lotta all’evasione fiscale si può: lo dimostra l’esperimento avviato qualche settimana fa in Argentina dall’Agenzia delle Entrate di Buenos Aires, che ha siglato con la Sony Music locale un accordo in base al quale i contribuenti in regola con il fisco ricevono (a titolo di premio di onestà) un Pin attraverso cui scaricare gratuitamente – per un periodo di sei mesi – fino a un massimo di 90 brani tratti dal catalogo locale della società discografica. Obiettivo, per Sony Music, sensibilizzare i consumatori sul downloading legale, contrastando la pirateria, e, per l’Agenzia, “incentivare una cultura tributaria positiva”. I primi risultati paiono incoraggianti, e si auspica che l’iniziativa prenda piede anche in altri Paesi, magari perfezionandone i termini: se in Italia, ad esempio, qualche casa discografica concludesse con la nostra Agenzia delle Entrate un accordo grazie al quale chi scarica musica legalmente dal suo catalogo avesse (come premio di onestà) forti riduzioni sulle imposte, di ogni ordine e grado, vedrebbe subito i propri dischi ai primi posti in classifica. E sarebbe un passo in più per combattere l’evasione del diritto d’autore, che non è certo meno sacro – in una società civile e democratica – del dovere di pagare le tasse.

   
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