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Tiziano Ferro

Nessuno è solo  ****
Produzione: M. Canova
Capitol (EMI) 009463664832

“Siamo figli di mondi diversi una sola memoria/che cancella e disegna distratta la stessa storia”. È questo una dei passaggi più importanti del nuovo album di Tiziano Ferro; è una frase estratta da Ti scatterò una foto, ballata filosofica dell’album che riprende il discorso di questo artista diventato popstar internazionale: tre anni dopo l’ultimo Cd infatti questo terzo Cd verrà pubblicato ovunque nel mondo accolto da una grande attesa. In questa frase c’è tutto l’approccio mentale e sentimentale del giovane (26 anni) che presenta canzoni che ruotano quasi sempre sullo stesso nucleo tematico con piccoli spostamenti progressivi dell’interesse. O almeno così proprio fino ad oggi perché, giunto alla maturità del terzo album, qualche novità importante è facile intercettarla, magari partendo dalla fine e da quella Mio fratello posta in chiusura del Cd, brano intensissimo, perfetto per chiudere in bellezza e in controtempo un album tutto di livello medio-alto. Non a caso allora la canzone più bella è anche la più diversa (e viceversa): Mio fratello è un’apertura al futuro che dà già appuntamento al quarto album e che testimonia un cambio in atto che per ora è solo accennato qui e là, ma che si avverte bene essere lì lì sul punto di esplodere anche se – doverosamente – la scelta del primo singolo Stop! Dimentica è un segnale di continuità con il Ferro funky-pop che tutti conoscono e in tanti apprezzano. Così la “sola memoria per la stessa storia” si frammenta ad arte nelle altre dieci canzoni con frequenti inserimenti di archi e qualche sorpresa come Baciano le donne in duetto con Biagio Antonacci. Non mancano nemmeno tocchi di citazionismo anni ’80 o echi di un pop globale (Già ti guarda Alice potrebbe strappare urla di approvazione perfino a Robbie Williams) ma le cose migliori arrivano quando Ferro e il suo gruppo di lavoro inventano soluzioni nuove: a volte tecniche, come la voce in primissimo piano che fronteggia la struttura da ballata “metal”; a volte ideologiche, come il sorprendente omaggio a Raffaella Carrà di E Raffaella è mia con un attacco che ricorda l’immortale Rumore della bionda (inter)nazionale. Un album di conferma quindi, ma già con un orecchio e tutto il cuore rivolto al futuro.
di Antonio Orlando
 
pubblicata su Musica & Dischi: n.699 - 2006/07] pp. 47


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